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Mani che creano, cuori che guariscono: Il Mercatino di Natale delle donne di Arione

Anche quest’anno, il mercatino di Natale nella Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, è stato un momento di gioia e la festosa espressione di mesi di lavoro e creatività. Tra borse colorate, cappelli soffici, sciarpe avvolgenti e presepi di ogni fattezza e dimensione, gli scaffali raccontavano una storia di mani che creano, di cuori che guariscono. A realizzarli, le donne del padiglione femminile, protagoniste del laboratorio Arione (attività parte del progetto LEI). Qui, tra risate condivise e fili intrecciati, nascono nuove competenze: uncinetto, cucito, creatività che trova sempre nuove vie ed espressioni. Le ore di laboratorio diventano momenti di apprendimento e di pura socialità, dove l’accoglienza, l’ascolto e la competenza delle operatrici sono il motore di tutto. E poi, la magia: vedere il proprio lavoro esposto, acquistato, apprezzato. Occhi che brillano di soddisfazione, un riscatto che si tocca con mano. Questo appuntamento è ormai tradizione per il personale dell’istituto e per chi vuole sostenere queste donne con un regalo artigianale unico. Grazie a chi ha scelto anche quest’anno l’impegno e la voglia di rinascere.

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LEI:  8 anni di emancipazione e inclusione per donne detenute

Lo scorso 4 dicembre, presso lo Spazio Incontri della Fondazione Ufficio Pio, si è tenuto il convegno “Lavoro, Emancipazione, Inclusione: traiettorie di cambiamento per le donne detenute e la comunità”, promosso da Fondazione Compagnia di San Paolo con la partecipazione di tutti i partner. L’evento ha rappresentato un momento di restituzione degli otto anni di attività del progetto LEI realizzate dentro e fuori dal carcere Lorusso e Cutugno di Torino. La giornata, dedicata alla condivisione di buone pratiche e risultati ottenuti, ha evidenziato – attraverso l’analisi curata dalla Fondazione Emanuela Zancan – l’efficacia del modello di inclusione lavorativa e emancipazione sviluppato dai partner e dalla filiera generata con il contributo di ciascuno. Ad arricchire la tavola rotonda, gli interventi di operatori di altri istituti penitenziari, che hanno condiviso significative esperienze di inclusione e intravisto nel modello LEI, la possibilità di replicarne la funzionalità e il valore nelle loro realtà. Un grazie sincero a tutti i professionisti intervenuti, alle persone che negli anni sono state vicine al progetto LEI contribuendone al successo e a coloro che ne hanno fatto e ne fanno ancora parte.

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Inclusività in passerella: la sfilata di moda che unisce donne detenute e donne con disabilità visiva nel carcere di Torino

La sfilata di moda organizzata nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino il 5 giugno scorso, in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI), rappresenta un potente esempio di inclusività e creatività che unisce due mondi spesso marginalizzati: donne detenute e donne con disabilità visiva. Questo evento così importante e complesso nella sua realizzazione è stato reso possibile anche grazie al Progetto L.E.I. (Lavoro, Emancipazione, Inclusione) promosso da Fondazione Compagnia di San Paolo e coordinato da Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri, che sostiene percorsi di crescita sociale e lavorativa per le donne in carcere. Nel contesto della detenzione, l’isolamento è una condizione comune tra le detenute, una forma di separazione dalla società che crea barriere emotive e sociali. Parallelamente, le donne ipovedenti vivono una forma di isolamento simile dovuta alla disabilità visiva. La sfilata mette in luce questo legame simbolico e reale, sottolineando come l’inclusività possa essere un valore fondamentale per superare le barriere e promuovere la solidarietà tra persone con esperienze di isolamento diverse ma altrettanto profonde. Il Progetto L.E.I., in particolare, si propone di offrire alle donne detenute opportunità formative e di inserimento lavorativo, favorendo percorsi di reinserimento sociale. La collaborazione con l’UICI e il coinvolgimento delle donne con disabilità visiva ha fatto emergere la bellezza della condivisione e della creatività. Ringraziamo in particolare il laboratorio Arione e la sartoria sociale Il Gelso, per aver contribuito alla realizzazione degli abiti che sono stati indossati per animare una sfilata realizzata nel carcere di Torino su una passerella appositamente adattata per rendere l’esperienza accessibile a tutte. La moda, in questo caso, diventa uno strumento di inclusività, empowerment e costruzione di ponti umani. Questa iniziativa valorizza il ruolo della comunità e dei progetti sociali nell’abbattere pregiudizi e costruire nuove possibilità di vita, facendo emergere la dignità e il talento delle donne coinvolte. La sfilata nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” è così molto più di un evento di moda: è un messaggio di inclusione, di condivisione e di speranza per un futuro dove le differenze non sono divisive ma fonte di arricchimento comune.

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Quando la formazione e il lavoro fanno squadra

Nella giornata del 9 settembre, le allieve del corso di Tecniche di Confezionamento e Sartoria, organizzato da Casa di Carità Arti e Mestieri, sono state ospitate presso il laboratorio sartoriale della Cooperativa Patchanka all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno. Lo scopo dell’incontro era trasmettere alle donne che partecipano al corso, il valore aggiunto del loro percorso formativo e comprendere che costruire un futuro diverso, migliore, è possibile da subito, già all’interno dell’istituto di pena. Dopo l’accoglienza e la presentazione delle attività svolte nel laboratorio, a cura della coordinatrice della sartoria, si è lasciato spazio a domande e curiosità. Le due lavoranti, di cui un’ex allieva dello stesso corso, si sono prestate con pazienza e anche un po’ di emozione a rispondere, raccontando la loro esperienza e quella che è diventata la loro quotidianità.  “Quando la mattina vengo qui a lavorare non mi sembra neanche di essere in carcere”, racconta Anca, che da sei mesi circa si occupa della produzione. Spiega come il lavoro, per chi è in regime di detenzione, restituisca dignità, speranza e fiducia in sé stessi. La mattinata si è conclusa con le allieve che hanno confezionato dei sacchettini colorati, prendendo confidenza con le macchine utilizzate in laboratorio tra chiacchiere e risate. L’obiettivo per il futuro è quello di continuare ad organizzare giornate di incontro tra formazione e lavoro, appuntamenti preziosi che raccontano il percorso di emancipazione e inclusione che il progetto LEI promuove e sostiene.

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